Municipio Comunale

Descrizione

Storia del Comune

Le origini del paese risalgono all'anno mille. Il primo documento di Carpino è la bolla del papa Adriano IV del 1158, con la quale il papa confermava alla Badia di Monte Sacro i privilegi sulle chiese di San Pietro e Santa Maria presso il Castellum Caprelis.

Per quanto riguarda il nome, che variò più volte nel corso del tempo, sembra sia correlato ai caprioli o carpini (alberi dal fusto alto) della zona.

Questo paese fu la meta di numerosi popoli, in particolare i Normanni e gli Svevi, che costruirono il Castello e lo rafforzarono accentuando la sua funzione difensiva.

Dopo gli Svevi, a Carpino si stanziarono gli Svevo-Angioini.

In seguito ci furono vari cambiamenti per il trono e anche per questo fu un'epoca poco felice, tanto che Carpino nel 1532 contava appena 46 fuochi.

Nel 1526 il feudatario Fabrizio Mormille, indebitato, fu costretto dal Sacro consiglio a vendere i comuni di Cagnano e Carpino, che in seguito vennero acquistati da Antonio Loffredo. Gli ultimi feudatari furono i Brancaccio. I due feudi di Carpino e Cagnano pervennero a tale famiglia quando una Vargas sposò un Brancaccio.

Nel 1646 il centro abitato di Carpino patì gravissime distruzioni a seguito del disastroso terremoto del Gargano.

Dal 1860, sotto i Savoia, divenne comune del Regno d'Italia e fece parte del mandamento di Cagnano Varano.

Questo periodo fu molto delicato perché il brigantaggio nell'area era molto diffuso.

 

CENNI STORICI

Le case sembrano addossate l'una sull'altra e le strade sono piccoli vicoli intervallati da scalinate, fiancheggiate da caratteristici poggioli detti " Mugnal", originali balconi a ballatoio che servivano non solo per accedere ai primi piani ma anche per trascorrere un po' di tempo all'aperto.

Lungo il tracciato del centro storico, oltre a ciò che resta del Castello Normanno-Svevo, è possibile ammirare la Chiesa Madre, la quale fu consacrata nel 1678 dal vescovo Vincenzo Maria Orsini, salito poi al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII, a San Nicola di Mira.

Questa costruzione presenta elementi di chiara ispirazione barocca ed è caratterizzata dall'elegante portale, dalle finte finestre laterali mistilinee e, sopratutto, dal fastigio a semicerchio che corona la facciata. In Piazza del Popolo, invece, al culmine di una scala a rampe contrapposte, si erge la mole squadrata della Chiesa di San Cirillo.

Già  esistente nel 1310 con funzione di oratorio, fu rimodernata nel 1770 acquisendo uno stile barocco. Lateralmente all'edificio, è presente, l'antico portale romanico, che inizialmente costituiva l'ingresso principale.

Al suo interno, sulla volta, caratteristica è la grande tela dipinta a tempera raffigurante la Santissima Trinità  ed ai lati i medaglioni dei due Santi Patroni venerati a Carpino: San Cirillo d'Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa, che si festeggia il 18 maggio e San Rocco pellegrino, che si celebra il 16 agosto.

Sulla collina di Pastromiele, invece, si erge la piccola Chiesa della Santa Croce, aperta solo due volte l'anno: il 3 maggio, giorno della Santa Croce, e il 14 settembre, giorno dell'Esaltazione della Croce.

Le origini di questo paese risalgono all'anno mille quando gli ultimi abitanti dell'antica Uria, importante città che in passato sorgeva sulle rive dell'attuale laguna, si rifugiarono tra i boschi di carpino a pochi chilometri dal Lago di Varano, in cerca di luoghi meno insalubri.

Il primo documento in cui si menziona Carpino è la bolla del 1 gennaio 1158, con la quale il Papa Adriano IV, il solo pontefice di nazionalità inglese, confermava alla badia di Monte Sacro i privilegi sulle chiese di San Pietro e di Santa Maria presso il "Castellum Caprelis" , già concessi dai suoi predecessori Onorio II, Innocenzo II ed Eugenio III.

Per quanto riguarda il nome, sembra correlato alla presenza di caprioli nei dintorni o ai carpini, alberi dal fusto alto diffusi in questa parte del territorio. Con il passare dei secoli mutò prima in Crapino e poi successivamente in Caprino, fino all'attuale Carpino, così come riportato in un documento locale del 1628.

Il paese fu meta di diversi popoli dai nomi altisonanti come i Normanni, gli Angioini e gli Aragonesi. Ed è proprio ai Normanni che si deve la costruzione del Castello, che con la sua imponente mole domina tutto il centro storico.

Essi, infatti, tra il 1150 ed il 1160 estesero la loro dominazione su tutto il versante settentrionale del Gargano, per questo eressero dapprima il torrione come segno di possesso del territorio, a cui seguì la costruzione del castello e del sistema murario a protezione del borgo.

Successivamente con gli Svevi, fu restaurato ed ampliato, accentuando la sua funzione difensiva. Dopo gli Svevi e gli avvenimenti svevo-angioini, a detenere il feudo di Carpino per oltre un secolo e mezzo furono i Della Marra, i quali regnando i D'Aragona furono spodestati per la disobbedienza del loro erede Giovanpaolo.

Assegnato ai Di Sangro di Torremaggiore lo possedettero per circa un decennio, fino a quando re Federico, succeduto al padre lo assegnò a Troiano Mormille.

Era un'epoca non felice per il centro abitato tanto che la popolazione di Carpino nel 1532 contava appena 46 fuochi ed era assiepata tra le mura di cinta ancora visibili intorno al rione ora denominato " Terra Vecchia".

Nel 1526 il Sacro Consiglio ordinò la vendita di Cagnano e Carpino per soddisfare i creditori del feudatario Fabrizio Mormille ed il feudo fu acquistato da Antonio Loffredo.

Ai Loffredo succedettero i Nava; Nel 1616 signori di Carpino sono Alonso de Vargas e la moglie Zenobia Nava. Nel 1680 sono ancora i Vargas a detenere il feudo con il titolo di principato, mentre nel catalogo pubblicato da Francesco Ricciardo risultano baroni di Carpino i Vargas-Cussavagallo.
Ultimi feudatari furono i Brancaccio, come risulta da un lapide murata nell'ex chiesa del Purgatorio. I due feudi di Carpino e di Cagnano pervennero a tale famiglia quando una Vargas sposò un Brancaccio.
Caratteristico è il centro storico che rappresenta un vero gioiello di architettura.

Le case sembrano addossate l'una sull'altra e le strade sono piccoli vicoli intervallati da scalinate, fiancheggiate da caratteristici poggioli detti " Mugnal", originali balconi a ballatoio che servivano non solo per accedere ai primi piani ma anche per trascorrere un po' di tempo all'aperto.

Lungo il tracciato del centro storico, oltre a ciò che resta del Castello Normanno-Svevo, è possibile ammirare la Chiesa Madre, la quale fu consacrata nel 1678 dal vescovo Vincenzo Maria Orsini, salito poi al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII, a San Nicola di Mira.

Questa costruzione presenta elementi di chiara ispirazione barocca ed è caratterizzata dall'elegante portale, dalle finte finestre laterali mistilinee e, sopratutto, dal fastigio a semicerchio che corona la facciata. In Piazza del Popolo, invece, al culmine di una scala a rampe contrapposte, si erge la mole squadrata della Chiesa di San Cirillo.

Già esistente nel 1310 con funzione di oratorio, fu rimodernata nel 1770 acquisendo uno stile barocco. Lateralmente all'edificio, è presente, l'antico portale romanico, che inizialmente costituiva l'ingresso principale.

Al suo interno, sulla volta, caratteristica è la grande tela dipinta a tempera raffigurante la Santissima Trinità  ed ai lati i medaglioni dei due Santi Patroni venerati a Carpino: San Cirillo d'Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa, che si festeggia il 18 maggio e San Rocco pellegrino, che si celebra il 16 agosto.

Sulla collina di Pastromiele, invece, si erge la piccola Chiesa della Santa Croce, aperta solo due volte l'anno: il 3 maggio, giorno della Santa Croce, e il 14 settembre, giorno dell'Esaltazione della Croce.
 

Come arrivare

Via Mazzini, n. 44

Mappa

Ultimo aggiornamento: 19-01-2024

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